– EVENTO

LETTERA A TELEMACO

Blue Desk e Lottounico
presentano

UN LIBRO A TEATRO
A cura di Simone Amendola con Daniele Amendola
sonorizzazioni Giulia Anania foto Filippo Trojano

Venerdì 30 Settembre / Sabato 1 Ottobre    H 20:45
LOTTOUNICO Via Lanusei 3
Ingresso libero su prenotazione: info@lottounico.it

Fiorito tra un Bukowski e un Rodari dell’editore BizzarroBooks, a giugno 2022 è uscito Lettera a Telemaco, prima pubblicazione postuma, a 25 anni dalla prematura scomparsa, di Luigi Amendola.
Scrittore, giornalista, drammaturgo e soprattutto poeta, con la sua morte nel 1997 si erano dissolti inspiegabilmente anche i suoi versi toccanti, apprezzati in vita da tutto l’ambiente letterario e che gli valsero numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Eugenio Montale.

Le radici di Lettera a Telemaco (a cura di Giulia Anania con un’introduzione di Francesco Piccolo) vanno rintracciate in un film che Simone Amendola ha cominciato ad immaginare (e in qualche modo a fare) nel 2020 durante il lockdown, quando, digitando su Google il nome di suo padre non gli comparve praticamente nulla. Come sparito, mai esistito.

Da quel momento si sono sommate e moltiplicate le suggestioni. È nato il libro, è partito il balletto delle presentazioni, nel progetto del film nel frattempo è entrato anche Daniele Amendola, attore, e poi il fotografo Filippo Trojano.
Il percorso è lungo, ci vorrà tempo perché tutto sia compiuto, ma i materiali si sommano e premono per essere condivisi. Quel film non sarà altro che un viaggio dentro la scrittura, la vita, e l’incompiuto di un autore, ma insieme anche il viaggio dei tre figli, della moglie, di chi ne ha condiviso l’immersione, nella letteratura, nella malattia che lo ha portato via.
Una storia così densa di domande ancora senza risposte, una scrittura così importante tutta da scoprire, un libro, un film, una vita. Non poteva che mancare un passo intermedio, un reading, un racconto in teatro. Nel disarmo dell’incontro. Qualcosa che è più di una presentazione (molto più di una presentazione), ma qualcosa che non è uno spettacolo (non può esserne più lontana).

Però, insomma, le parole, le tensioni umane e letterarie, hanno bisogno di un calore, di un ascolto, di una magia. E quindi lo chiameremo reading per brevità. Ma è più un word acting, un playing around, un living. 50 minuti tra presente passato e futuro. Che se ne entra gratis e se ne esce con la voglia matta di portarsi a casa quel volume, quell’esistenza. Perché un canto silenziato che finalmente suona, è una speranza per tutti.
Tutti siamo canti.

 

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